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Esclusiva intervista Celestino Lucin enologo di Abbazia di Novacella

Gelate e falò in vigna. L’intervista a Celestino Lucin

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L’oscurità spezzata dalla luce dei fuochi tra i filari. La spettacolarità delle immagini provenienti dalla storica azienda Abbazia di Novacella, questa mattina, ha affascinato appassionati di vino e winelover. I post sulla pagina Facebook sono diventati virali in pochi minuti. Tantissime le reazioni, di meraviglia ma anche di apprensione. Abbiamo fatto qualche domanda a uno dei protagonisti della lunga notte di gelate, l’enologo di Abbazia di Novacella, Celestino Lucin, il quale ci ha raccontato come sono andate quelle lunghe ore di lavoro, al freddo e nell’oscurità, per salvare i vigneti da condizioni meteorologiche estreme che stanno caratterizzando un’annata partita in maniera piuttosto ostica.

RadioBottiglia: Questa mattina tantissimi appassionati e winelover si sono svegliati ammirando sui social le bellissime foto dei fuochi nei vostri vigneti. Prima di tutto, come è andata la notte? Superati i momenti di apprensione ci sono state delle conseguenze o i falò hanno fatto il loro dovere? 

Celestino Lucin: Le temperature sono scese a -2°C, e si è reso necessario l’utilizzo nei vigneti delle candele. Le abbiamo accese verso l’una di notte, appena le temperature si avvicinavano allo 0° e le abbiamo spente verso le 8 di mattina quando è uscito il sole. Nei vigneti dove sono state utilizzate le candele, non si sono verificato danni alle piante. Dove non sono state utilizzate, si sono verificati danni più o meno gravi a secondo della zona.

R.B.: Quanti falò avete dovuto utilizzare?

C.L.: Abbiamo utilizzato 800 falò e siamo riusciti a coprire circa 3 ettari. Purtroppo non siamo riusciti a coprire tutti vigenti di proprietà del monastero.

R.B.: Tecnicamente può spiegare la funzione dei falò nelle vigne? Può rassicurare le persone che hanno manifestato un po’ di inquietudine guardandole.

C.L.: Si cerca di creare un’ambiente caldo vicino alla vigna in modo da mantenere le temperature sopra lo 0°C. Naturalmente noi siamo stati nei vigneti durante tutto il tempo che le candele bruciavano in modo da poter controllarle.

R.B.: Immaginiamo non sia stata la prima volta in cui siete dovuti ricorrere all’utilizzo dei fuochi in vigna per scongiurare il pericolo delle gelate. Quando è stata l’ultima volta? E si ricordava delle condizioni atmosferiche del genere nella sua esperienza di enolgo? 

C.L.: No, di fatto da noi è la prima volta che le utilizziamo. Però nel 2017 una gelata a fine aprile ha distrutto una grande parte delle nostre vigne. Come conseguenza abbiamo provveduto a prepararci nell’eventualità di un’altra gelata negli anni futuri. Per la verità negli ultimi 20 anni non mi ricordo una gelata a quasi metà maggio. Nel 2017 la gelata è arrivata a metà aprile, con temperature anche più basse di quest’anno.

R.B.: Un’altra tecnica che si può utilizzare durante le gelate è l’irrigazione anti-brina. Anche voi l’avete utilizzata? Ce la può spiegare?

C.L.: L’irrigazione anti-brina è una tecnica molto in uso nei frutteti, ma nei vigneti non si usa, sia perché non siamo provvisti di impianti di irrigazione a chioma, sia perché con la irrigazione anti-brina possono succedere danni di rottura del tralcio, visto che ghiacciando non riesce a sostenere il peso.

R.B.: Secondo le vostre informazioni meteorologiche, possiamo dire che il peggio sia passato?

C.L.: Sì, pensiamo che il peggio sia passato, ormai siamo a maggio. L’anno scorso il 7 Maggio avevamo quasi 30 gradi. 

R.B.: Alcuni temono che l’annata possa essere compromessa. È davvero così? 

C.L.: No, l’annata non è compromessa, perché i danni che si sono verificati sono circoscritti solo a zone limitate.

R.B.: Le gelate primaverili possono incidere sulle caratteristiche finali di un vino?

C.L.: No, non incidono in maniera determinante sulla qualità del vino finale, ma hanno un peso importante sulla quantità.

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