Un Blog avvinato

Folle Filantropia – Il Guarnaccino di 600 Grotte

in La Domenica Autarchica Di

Siamo tutti figli di Annibale” così recita la canzone degli Almamegretta indicando che l’origine di noi tutti è fatta da uomini del sud. Se n’è accorto persino Salvini animando le piazze Calabresi mostrando crocifissi e rosari. Non è quello il Sud che ci piace, fatto di ‘ndrangheta mafie e sacre corone unite, ma il sud di uomini che pur amando il proprio territorio sono stati costretti a emigrare, con un unico progetto, un’ambizione, un’utopia, un sogno: il sogno di riappropriarsi della campagna e della vigna, a differenza di ciò che politiche dissennate avevano compiuto incentivando l’abbandono delle vigne con contributi economici.

Giuseppe Crescente classe 1960, appartiene ad un territorio, quello di Chiaromonte, paesino di 1000 anime arroccato nella Basilicata del fiume Sinni.

Con l’aiuto di Vincenzo De Santo il quale a Chiaromonte ha intrapreso studi di Agronomia con passione e dedizione, Giuseppe è diventato imprenditore di successo investendo parte dei suoi guadagni fatti di sacrifici e lavoro nel nord.

Un folle filantropo, così mi piace chiamarlo, e grazie al suo fido braccio destro Vincenzo e le sue meticolose ricerche, un vitigno indigeno di Chiaromonte è stato riscoperto. Guarnaccino si chiama l’uva e 8 sono gli ettari ad oggi messi a regime. Non amo l’ elenco di note degustative e riscontri organolettici, mi annoiano.

Mi piace pensare che esistano ancora uomini e donne che contro ogni forma di speculazione economica investono il proprio denaro in cultura e amore per le proprie origini e per il proprio territorio.

Capitale della Cultura 2019 non è solo Matera, ma tutta la Basilicata. Evviva Chiaromonte, un in bocca al lupo ai tre soci (purtroppo non ho conosciuto il terzo sigh) di “600 grotte” ed al loro Guarnaccino, sperando che le loro “gesta” vengano ripetute da altrettanti “folli filantropi”.

È Calabria e non Basilicata Laino Borgo, ma a me questi pochi chilometri di distanza dalla provincia di Potenza convincono poco, e se siete all’altezza dello svincolo verso l’ora di pranzo o cena, Vincenzo Accardi e la mamma Gina, cuoca d’altri tempi, vi faranno leccare i baffi con piatti della tradizione, peperoni di Senise ripieni di mollicata, frittelle di patate e fichi, ricotta e soppressata, ciambotta con patane supasutta. Chiedetegli a Vincenzo della Taverna delle ghiande un bicchiere di Recepit (guarnaccino in purezza) e abbinatelo ai piatti della signora Gina e la Basilicata la respirerete alla grande.

Commenta

Gli ultimi da La Domenica Autarchica

Padri e Figli

Nel mondo del vino e come in tutte le forme d’arte difficilmente
Torna Su
Inline
Inline