Un Blog avvinato

StappOttuT Evento Stappo Distribuzione 2018

Quando si stappa tutto non si può proprio mancare

in Eventi Di

Ci sono delle degustazioni a cui non si può non partecipare. A costo di spostare riunioni. A costo di combattere con il traffico romano. A costo di prendersi una multa. Costi quel che costi, quella organizzata da Stappo Distribuzione era un appuntamento da non perdere.

Rigorosamente vietato utilizzare la sputacchiera. Una giornata… anzi 9 ore di tempo (dalle 11 alle 20), per degustare quasi sessanta aziende. In questo lasso di tempo assaggiarli tutti già significava una missione impossibile, anche per i bevitori più rodati. E soprattutto per me che sono riuscito ad arrivare non prima delle 18, con l’ansia di chi sa che si stava perdendo una bella festa. E ora, mentre scrivo, mi sto mangiando le mani perché so che tutti i vini presenti sui banchi d’assaggio meritavano almeno una bevuta.

Lcs, ovvero: letto, confermato, sottoscritto. Lo posso dire con grande sicurezza perché il catalogo di Stappo Distribuzione fortunatamente lo conosco, da tempo, molto bene. Conservo il file nel MacBook, ogni tanto lo apro, me lo leggo, e aggiungo di volta in volta vini alla mia ideale wish list. Quindi immaginatevi una sala piena di vini eccezionali e una persona che ha poco tempo per provare e prendere appunti. Come un bambino che si trova al luna park ma ha poco meno di due ore per fare un giro su tutte le giostre.

Meroi Miani Stappo Distribuzione Evento

Faccio un’altra piccola premessa tanto per essere chiari. Stappo Distribuzione porta da diversi anni a Roma una delle migliori selezioni di vino che potete trovare in giro. Io la colloco tra le prime cinque migliori distruzioni su piazza. E so che parlando di Stappo dietro a ogni azienda a ogni bottiglia selezionata ci sono le scelte di un pugno di persone – tra cui Enrico Palombo – molto preparate, che studiano e sanno tutto del vino che propongono, partendo dalle vigne. Una selezione che premia sempre la qualità.

La cronaca di una corsa
contro il tempo

Quindi arrivo di corsa in questa sala di un lussuoso Nh Hotel e comincio a girare in mezzo ai banchi d’assaggio anche con l’imbarazzo di non saper da dovere iniziare: dal Trentino Alto Adige? Dalla Sicilia?

Il Friuli Venezia Giulia mi ammicca, io l’adoro e decido di partire da lì. Già qui trovo dei vini che per me sono dei saldi punti di riferimento: Miani, Damijan Podversic, Meroi, Il Carpino, Picech. Mostri sacri del Collio e dintorni. Dell’ultima azienda nominata vado matto per il Pinot Bianco. #Adoro berlo ghiacciato in riva al mare con davanti una bella frittura di moscardini, tipo a Fregene alla Baia (migliore carta dei vini sul litorale romano). Questa la mia idea del pranzo di sabato perfetto. Dietro al bancone Roberto Picech mi fa provare anche una magnum, tutta nera e etichetta minimal sulla quale si legge Athena. È un Tocai… pardon… Friulano davvero piacevole, alla beva si riconosce la firma dell’azienda. Vino morbido, senza perdere attributi, che si fa bere di gusto.

Mi sposto sui Colli Orientali friulani dove da un paio d’anni c’è una new entry che già produce bottiglie semplici ma di grande qualità: Irene Cencig. Solo acciaio, tanta sincerità, prezzo cheap e vino buono. Cosa chiedere più di così?

Fast and furious. Io sono già brillo e due banchi più in là trovo i vini trentini e altoatesini. Facile analogia: la qualità  alta come le altitudini dei terroir….. Non è poi così vero, perché alcune aziende che sto per citare hanno i vigneti a 200 metri e sono strepitosi.

Sarà forse l’aria pulita di montagna a dare vini sempre privi di difetti,tersi, meravigliosi nei profumi e sapori? Anche.

Esempio: a Caldaro c’è Niklas: Pinot Bianco, Sauvignon Blanc e Kerner. Da bere a secchiate. Bottiglie che non tradiscono mai e si declinano in un bel ventaglio di profumi. Dalle parti di Bolzano c’è ne un altro campione Franz Gojer. In questo caso vorrei sottolineare un rosso fantastico: il Santa Maddalena, 95% Schiava, 5% Lagrein per un vino giovane e gioioso da bere in qualsiasi circostanza (pranzo, cena, apertivi, fate voi…).

Sappo Distribuzione Niklas

Saliamo ancora di più in vetta, parlando di qualità, due aziende che producono vini che mi lasciano sempre estasiato: Niedrist e Kuenhof. In entrambi i casi troviamo vini molto espressivi, eccezionali nelle strutture.

Di Niedrist mi fanno impazzire il Weissburgunder e il Blauburgunder. Di Kuenhof: il Veltliner, il Riesling e il Silvaner. Se vi piace bere bene, sono tutti da provare assolutamente. Per chi ama gli aromatici, scendiamo un po’ sulla cartina geografica, in Trentino, e troviamo Villa Corniole che produce un Gewürztraminer che è una regola: profumi intensi, decisi e straordinari.

Santo Verdicchio, dovrebbero dedicargli una preghiera. Sta vivendo anni d’oro e rappresenta le Marche nel mondo. Di solito si pensa subito ai Castelli di Jesi, per carità giusto, però non dimenticatevi di Matelica. Segnalo una giovane azienda, Borgo Paglianetto, la quale sorge nell’Alta Valle dell’Esino, e giova di un particolare microclima. I vini di Borgo Paglianetto hanno struttura, una buona spalla acida ed esprimono profumi foreali e fruttati, accompagnate da note minerali. Mi hanno convinto Vertis, Verdicchio Doc, e Jera, Verdicchio Docg. Da provare anche lo spumante e il passito.

Il tempo stringe. Riconosco un’etichetta, campo nero scritta rosso fuoco: Luretta. Avevo bevuto in più di una occasione Ala del Drago, Doc dei Colli Piacentini Gutturnio Superiore, uvaggio Barbera e Bonarda. Morbido come un materasso, elegante e con una discreta forza. Questa volta assaggio anche Pantera, Igt Rosso dell’Emilia, nel quale oltre alla Barbera e la Bonarda c’è anche del Cabernet. Vanto dell’azienda tanto da essere il vino del fondatore. Ma di Luretta mi colpisce, anzi mi stupisce, un bianco: Boccadirosa. Si tratta di una Malvasia dei Colli Piacentini. Quindi Malvasia di Candia dalla bella aromaticità. Fiori d’acacia e sambuco.

A rappresentare la storia gloriosa del Piemonte c’è Azelia di Luigi Scavino. Dal semplice Dolcetto d’Alba al Barolo Riserva, è sempre sinonimo di eleganza. Sfumature declinate dalle strutture più semplici a quelle decisamente più complesse. La mia personalissima quadra la trovo nel suo Nebbiolo. Un vino generoso che non può stufare, che regala sempre sorprese piacevolissime. La scala dei Barolo di Azelia (sono 5 in tutto), poi, meriterebbe un articolo a parte. (Un giorno lo farò).

Alario Stappo Distribuzione 2018

Rimanendo in Piemonte voglio citare l’Azienda Agricola di Claudio Alario. Sono grato al suo Dolcetto di Diano D’Alba perché lo associo ai primi tempi quando iniziavo ad approcciarmi al vino e al bere bene. Da allora mi sono affezionato a quella etichetta che riporta una immagine ad acquerello, semplice ma riconoscibilissima. Alario mi dice: “Faccio il Nebbiolo con lo stesso amore con cui faccio il Barolo”. Gli voglio credere. Con Claudio Alario, persona squisita, mi sono fatto l’ultimo calice prima di essere portato fuori a forza dalla security dell’hotel. 

(Finale di fantasia, ma neanche troppo 🙂 )

[Photo Credits: Facebook Stappo Distribuzione]

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Giornalista, Blogger e Copywriter. Appassionato di scrittura e innamorato del vino. Dal 2009 al servizio dei media e della comunicazione. Ha una gattina che si chiama Malvasia. Social: @inthecantine // Email: info@radiobottiglia.com

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