Un Blog avvinato

Greco di Tufo

Il Greco di Tufo e i vini veri di Esterina Centrella

in Wine Notes Di

Al Sogno Autarchico, mitico luogo di trovo dei veri appassionati di vino a Roma (Via Properzio, 23), in una calda serata di fine Luglio, RadioBottiglia.com ha avuto il piacere e l’onore di partecipare a una degustazione speciale. I protagonisti sono stati i vini di Esterina Centrella, accompagnati da gustosi piatti preparati dal cuoco-sommelier Gianni Ruggiero. 

Una serata in compagnia di Nicola Centrella e di sua moglie Simona. Noi avevamo già assaggiato i vini, innamorandocene immediatamente al primo assaggio.

Ha regnato il Greco di Tufo, tra i bianchi italiani, principe della Campania. Un vitigno che invecchia bene, dalle sensazioni fruttate e il sapore brioso. Si dice che siano stati i greci a portarlo in Campania nell’VIII a.C., a seguito di una grande crisi agricola. Inizialmente fu piantato sulle pendici del Vesuvio, poi il vitigno trovò il territorio ideale intorno al villaggio di Tufo.

Le Caratteristiche principali sono un colore chiaro, profumi molto espressivi che variano dal fico alla mandorla tostata, sapore secco e corpo nervoso. Si abbina perfettamente a piatti di verdura o carni bianche, ma “la morte sua” è con i piatti di mare: fritturine, calamari, souté di cozze, pesci saporiti.

Il primo bicchiere, solo un paio di mesi fa, fu “Ester2013, un Greco di Tufo fan-ta-stico. Eccezionale nelle sue complessità e nelle evoluzioni nel calice, dai primi e non invadenti sentori sulfurei che si allungano alle mineralità, persistenti anche nel finale.

Poi avevo provato anche Jekò, un esperimento molto interessante e riuscito, un blend di diverse annate, sempre di Greco. Dal colore molto carico, con riflessi arancio, ma dalla beva fresca. A proposito è in mescita sempre al Sogno Autarchico.

Jekò Esterina Centrella

Parliamo dunque di bottiglie che il grande Mario Soldati, avrebbe definito “vini veri” o “vini genuini“. Il caro Soldati sarebbe stato commosso oggi, nel 2018, a ritrovare dei vini campani così. Non solo perché non sono industriali, ma anche perché rispettano la tradizione e raccontano perfettamente il terroir.

I vini di Esterina Centrella vanno ricercati, ed è bello trovarli nei posti più inaspettati, perché anche la distribuzione è artigianale. E ogni volta che spuntano fuori da uno scaffale, chi scrive, non sa proprio resistere.

Un po’ di appunti sull’azienda direttamente dal mio taccuinoCirca 18mila bottiglie all’anno, 3 ettari di terreni vitati. I terroir sono caratterizzati dalla presenza di tufo naturalmente, di zolfo e sono ricchi di fossili. La storia dell’azienda inizia a Torrioni (Avellino), tra il 1992 e il 1994 con il recupero dei terreni che già appartenevano alla famiglia, nel 2002 è avvenuto un ulteriore ampliamento nella zona di Tufo.Il primo enologo fu Franco Pastore, oggi in cantina c’è il nipote.

Senza dubbio quella dei coniugi Centrella è stata una romantica storia d’amore, non solo per la terra e per il vino. I genitori di Nicola, migrarono per motivi di lavoro dall’Irpinia fino in Belgio, per poi tornare in Italia (prima Milano e poi Roma). A distanza di tanti anni Esterina Centrella ancora lavora in azienda attivamente.

I vini assaggiati, memo di degustazione:

Vini degustati Esterina Centrella

Câlin 2016 – Greco di Tufo Docg

Primo vino della serata, il più “facile” dei tre. Un  Greco di Tufo con una acidità non troppo alta, perfetto se accompagnato con una crudités, o una tartare (ancora meglio se di ricciola). Al naso, al primissimo impatto si sentono sei sentori che ricordano alcuni profumi di salame o di affettati. Molto curioso. Poi pian piano che il vino si apre i profumi ricordano alcuni champagne che non hanno paura di far sentire i propri lieviti. La beva è piacevole e scorrevolissima, le mineralità sono fantastiche e non “stuccano” mai.

Ester 2012 – Greco di Tufo Docg

Elegante e suadente. Qui l’acidità si fa più bassa e il colore incomincia a essere più carico, di un giallo paglierino pieno con riflessi dorati. Sia al naso che alla beva emerge sorprendentemente la mandorla, soprattutto nel finale. Lo abbiamo abbinato a una focaccia bianca calda e a del tonno rosso con pomodorini secchi. Ma si sarebbe lasciato bere anche da solo. Un vino che già può essere considerato da riflessione, per goderselo appieno, deve essere assaggiato senza fretta e non a temperature troppo fredde.

Ester 2008 – Greco di Tufo  Docg

Come è giusto che sia, il giallo si fa ancora più intenso e tende all’oro. Meno ammandorlato dell’altra bottiglia più giovane, qui si riconosce a tratti il latte di mandorla. Il vino è di un equilibrio stupefacente e ha una lunga persistenza. Dieci anni in bottiglia e sembra stato imbottigliato da appena uno, questo dimostra le grandi potenzialità del Greco di Tufo in invecchiamento. La beva rimane sempre fresca e non stufa proprio mai. Questo vino pulisce bene la bocca, noi lo abbiamo accompagnato con degli affettati dai sapori molto intensi: come il salame piccante o il prosciutto di oca. Quest’ultimo molto grasso e dolce si sceglieva in bocca “come una caramella” (citando le parole di Nicola). Un bicchiere di Ester 2008 riequilibrava le fauci e le preparava per un altro boccone. Vino stre-pi-to-so, ne vorrei una dozzina di bottiglie in cantina. Chapeau.

Commenta

Giornalista, Blogger e Copywriter. Appassionato di scrittura e innamorato del vino. Dal 2009 al servizio dei media e della comunicazione. Ha una gattina che si chiama Malvasia. Social: @inthecantine // Email: info@radiobottiglia.com

Gli ultimi da Wine Notes

Torna Su
Inline
Inline