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Roma divisa in Enoteche - Mappa

Roma divisa per Enoteche
(Pt 1)

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“Dimmi in quale enoteca vai e ti dirò chi sei”. Partiamo con il dire: le enoteche di Roma sono tantissime. E se l’abito fa il monaco, una bottiglia di vino racconta molto di più l’uomo o la donna che la sta bevendo. Lo sa bene chi lavora nel settore: i più rodati etichettano le persone più in base ai vini che scelgono che ai vestiti che portano. E certamente non si stupiscono quando vino, vestiti, caratteri delle persone coincidono e rispecchiano le scelte enoiche…

Ma come si muove l’universo del vino, quali sono le principali Enoteche a Roma?

Nel quartiere residenziale di Balduina, il ceto medio sceglie i vini classici. La sicurezza, la ponderatezza della classe borghese, non si lascia mai sbilanciare. L’Enoteca Belsito gioca sul sicuro, con vini rodati, che si trovano in commercio da una vita. Caccia al Piano, i Chianti Classici di Borgo San Felice. Se si vuole scavalcare il confine nazionale ci sono anche i vini della Borgogna, ma mai naturali o biodinamici, per carità! Rispettabili signori di mezza età con la tessera Fis, presa nel vicino Hotel Hilton, hanno lo sconto. Invece i più anziani che devono celebrare i 18esimi dei nipotini o l’arrivo della pensione festeggiano comprando Louis Roederer, ma ci si accontenta di un brut premier.

Differente la situazione a Vigna Stelluti, quella che Christian De Sica considerava “La Perla di Roma Nord“, in un cinepattonettone d’annata. Da Lucantoni, dietro ai vetri delle cantinette a temperatura controllata scintillano con fierezza bottiglie di Petrus e La Tache. Qui c’è un via vai di avvocati top e di super professionisti, che si mettono tutti in fila alla cassa facendo grandi acquisti di vino. A volte ci vengono anche i loro figli, quando devono comprare una bottiglia da portare alle cene “istituzionali” con fidanzate e genitori.
A Prati il panorama delle enoteche è molto più ricco e variegato, e ovviamente rispecchia la sua storia di quartiere tra il popolare e l’aristocratico. C’è anche un bel movimento di winebar, con il Passaguai e l’Enofficina, fino ad arrivare ai più costosi: il radical chic Settembrini o il tendente “cafonal” La Zanzara.

Ma se rimaniamo strettamente nell’ambito delle enoteche vere e proprie due ottimi esempi possono essere Del Frate e Arcioni. Entrambe sono due enoteche storiche, ma molto diverse tra loro. Non a caso si trovano in lati diversi del quartiere.

Del Frate è un’enoteca di Roma tra le più chic, la clientela è più “pettinata“. Ci puoi trovare i giovani con folte barbe o baffi a manubrio, che disquisiscono sui rum giamaicani. O le anziane e ricche signore, che ai commessi dicono: “Io non ci capisco niente di vino, faccia lei. Ma mi faccia fare bella figura!”.

Arcioni è un’enoteca altrettanto bella, ma più spartana, caratterizzata da un piano superiore – dove c’è una ampia scelta di vini – con un parapetto di ringhiera che dà sull’interno. Chi arriva in chiusura, verso le nove, trova il popolo abituale di Arcioni: cinquantenni stanchi che a fine giornata si concedono un sacrosanto bicchiere di vino.

Prati da diversi anni parla anche francese: Comptoir de France sembrava avesse abbassato la saracinesca per sempre, ma una nuova gestione gli ha dato nuova vita.
Spostandoci in centro c’è tutta la movida giovane che non si accontenta di uno chardonnay qualunque. Il Goccetto è un punto cardinale di questo mondo. Si arriva in bici, o in vespetta, si acchiappa una bottiglia di vino e magari la si beve già per strada, tra una chiacchiera e un’altra. A Monti la situazione non è tanto diversa, con gli universitari che fanno la spola tra la piazzetta e i Tre Scalini. Se non si trova posto lì, ci si disseta da Vino al Vino.

Ma la lista non finisce qui, la galassia di enoteche romane sembra infinita e la maggior parte sono decentrate.
Un esempio è Vigneto, nome geniale, che si trova al Pigneto. Altro quartiere, altro ambiente, ma soprattutto altri generi di persone. Ci sono le coppie gay o lesbo, gli addetti ai lavori del mondo del cinema e della musica. Gli intellettuali. E tutti gli altri giovani/vecchi abitanti del quartiere ci fanno una capatina di tanto in tanto. Che abbiate pregiudizi o no, se il Pigneto non rientra nei vostri giri abituali, comunque, Vigneto offre una carta ben fatta e ben articolata. Ci sono i vini naturali, ci sono i classici, ma soprattutto ci sono vini buoni, con un occhio attento alle bollicine italiane. Anche in virili versioni a dosaggi zero.

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Autore: Matteo De Paoli

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Giornalista, Blogger e Copywriter. Appassionato di scrittura e innamorato del vino. Dal 2009 al servizio dei media e della comunicazione. Ha una gattina che si chiama Malvasia. Social: @inthecantine // Email: info@radiobottiglia.com

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