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[Diario] Champagne, per brindare a un compleanno

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Per brindare a un compleanno. Non uno qualunque, ma uno importante, quello dei 30 anni, bisognava fare le cose in grande. Un grande festa, invitare tanti amici in un party “all night long”, preciso in ogni minimo dettaglio. Oppure sarebbe bastata una buona bottiglia di champagne. Magari una magnum. La mia fidanzata, invece, ha pensato sì di festeggiare con lo champagne, ma di farlo proprio in Champagne. Per un grande appassionato di vino, una proposta così non si poteva certamente rifiutare.

Quattro giorni. Un lungo week end. Primo viaggio in questa regione mitica dove c’è solo l’imbarazzo della scelta sulla selezione delle Maison da visitare (sono migliaia). Qualche chiamata agli amici veterani che abitualmente ci vanno tutti gli anni. Continue discussioni sulla road map, ma alla fine è chiaro che il sogno di girarla tutta in un solo colpo, con questa disponibilità di tempo, era impossibile. Un dito scorre sulla cartina, alla fine si sceglie la Côte des Blancs. Il tragitto prevede: arrivo a Beauvais e noleggio macchina, poi Vertus, Épernay, Avize, Cramant, e ci scappa pure una toccata e fuga a Reims e ad Ay.

La scelta delle cantine è stata prima affidata al gusto personale, alle bottiglie già provate in patria, poi qualche suggerimento diretto e infine alla spasmodica lettura della guida 99 Champagne. Dopo un paio di mesi quello che ha pesato di più è stata la disponibilità dei vigneron.

In Champagne si lavora tutto l’anno. L’estate è una fase sicuramente molto delicata perché bisogna preparare tutto con grande accuratezza prima della fatidica vendemmia. Che quest’anno sarà molto precoce, a detta di tutti i winemaker conosciuti in questo viaggio, dovrebbe accadere molto presto, addirittura verso la seconda metà di agosto.

La selezione delle Maison

in ordine di visita (su RadioBottiglia.com uscirà, successivamente un articolo approfondito su ognuna di esse): 

Larmandier-Bernier;

Philippe Glavier;

Alexandre Le Brun;

Etienne Calsac;

Philipponnat; 

Dunque cinque maison per quattro giorni. Prevalentemente piccole, ma di grandissima qualità, che producono champagne eccezionali. L’ultima, sicuramente la più grande, per chi scrive, era quasi un dovere (primo bicchiere di Champagne nella vita, quando ero ancora un bambino). Siamo stati sempre con il calice in mano, non solo nelle cantine, ma anche durante i pasti, oppure semplicemente nei momenti di relax. Abbiamo degustato, comprato bottiglie, preso tanti appunti di degustazione. E poi abbiamo girato attraverso splendidi vigneti. Ci siamo goduti appieno un territorio, bellissimo, allegro, unico e magico.

Diario breve

Giorno Uno

Partenza da Roma la mattina all’alba. Alle 6 e 30 decollo da Ciampino. Per la prima volta nella vita durante il volo guadagniamo tempo e atterriamo con 20 minuti di anticipo. Che perdiamo subito dopo per dei problemi con il noleggio della macchina all’Avis (consiglio: chiamare sempre l’autonoleggio quando si prenota un’auto su internet per evitare sorprese spiacevoli).

Champagne Diario

Dopo la fregatura a Beauvais riusciamo a trovare un autonoleggio con una persona più “umana” al di là del bancone. Grazie a Fire Fly noleggiamo un Pandino (chi mi conosce capirà l’ironia della sorte) nuovo modello, a prezzi accettabili e senza lasciare un fegato come cauzione. Andiamo in direzione di Vertus dove abbiamo la nostra prima chambre d’hote. Ci mettiamo circa un paio d’ore. Arriviamo in un villaggio praticamente deserto dove non c’è anima viva a trenta minuti esatti dalla nostra prima visita di un’azienda. Non c’è un ristorante aperto nei paraggi. Non c’è nessuno neanche nella struttura dove dobbiamo pernottare. Quindi andiamo ci fermiamo in un gigantesco Carrefour proprio di fronte alla sede di Larmandier Bernier, dove dovevamo fare la nostra prima visita, e compriamo in ordine: una baguette lunghissima e buonissima, del Jamon Iberico in vaschetta, Camembert, una bottiglia di acqua San Pellegrino e un coltellino. Quindi pranzo al sacco, romanticissimo, nel parcheggio del Carrefour, dentro la macchina, con l’aria condizionata a manetta, sotto un sole che picchiava violentemente. E subito dopo: visita da Larmandier-Bernier. Ci accoglie Sophie Larmandier, in persona, in un edificio nuovo dove si vede la mano di un architetto. Tour per la cantina e la cave, poi degustazione di sei etichette, una più buona dell’altra. Sophie sempre gentile e disponibile, pronta a rispondere a qualsiasi nostra domanda. L’ospitalità è stata perfetta. Finita la visita facciamo un giro a Vertus, e finalmente vediamo i primi vigneti. I primi di una lunghissima serie. Le vigne sono basse, arrivano all’altezza dell’anca, e questo vale per tutti i 34 000 ettari vitati della Champagne, dalla  montagna di Reims alla Côte des Bar. Ma non bisogna pensare che in questa grande regione si coltivi solo uva, ma in prevalenza e in quantità maggiori si trovano anche grano, granturco e molto altro. Qui a Vertus, come in altri paesini, i vigneti arrivano dentro al centro urbano, dentro ai giardini di casa, dentro a i giardinetti pubblici, come fossero delle normali siepi. In realtà qui le vigne hanno una già pure una classificazione importante: Premier Cru. È l’inizio della Côte des Blancs, che passa per Oger, Avize, Cramant e culmina verso Épernay, uno dei luoghi sacri dello Champagne e sede di alcune tra le più importanti e storiche Maison.

Andiamo a fare il check in al primo chambre d’hote, Couleurs Champagne, che non c’è particolarmente piaciuto perché oltre ad avere un bagno in camera senza porta era molto fuori mano rispetto la zona che volevamo visitare, soprattutto: di vigneti nei paraggi neanche l’ombra, solo campi di grano. Però aveva la piscina e la colazione il giorno seguente è stata buona. La cena del compleanno del sottoscritto l’abbiamo fatta in un ristorante molto buono, che consiglio: La Banque, Épernay. Non una grande carta dei vini, ma una bellissima location e una cucina che accontenta anche i palati esigenti, o italiani. Brindisi in piazza, a Place de la République, con lo champagne, of course. Da queste parti non fanno una vita movimentata neanche il venerdì sera.

Giorno Due

Il tempo è buono, e ci ha accompagnato per tutto il week end. I locali dicono che siamo stati fortunati. Iniziamo la giornata a colpi di pain de chocolat, un caffè “ristretto” lungo quando una tazza di tè e si monta in macchina. Saliamo parecchio, verso Cramant. Luogo bellissimo e 100% Grand Cru. Attraversiamo il mare di vigne basse notando le lapidine che accompagnano ogni singolo filare: dominano Taittinger e Moet Chandom. Si sale ancora di più, e raggiungiamo il cocuzzolo di una collina che ci sembra altissima, ma in realtà è solo 192 metri sopra il livello del mare. A Cramant anche questa volta notiamo che non c’è molta vita, nonostante una bella giornata di sole. Entriamo in una zona apparentemente residenziale, in realtà sede di tante piccole maison. Finalmente troviamo Philippe Glavier. Ci accoglie Véronique Glavier le Brun, moglie di Philippe, e discendente di una famiglia di vigneron. Dal suo piccolo studio apre una porta che da su un garage, enorme con i  soffitti altissimi, dove tutto è predisposto per la vinificazione e l’imbottigliamento. Può essere considerato un luogo dove si produce “vin de garage”? Non posso affermarlo, certamente gli champagne che si producono qui sono eccezionali, ogni anno si aggiudicano alti punteggi e il garage c’è… Facciamo un giro in un’altra stanza, dove ci sono diverse botti, alcune nuove, una pronta per essere utilizzata. Un giro in cantina con altissime pile di bottiglie ancora in affinamento e infine la degustazione. Sei etichette assaggiate, ne mancava un per fare amplein: Folie De Cramant, si tratta di una vera rarità. Avevamo il pomeriggio libero e chiediamo a Véronique un suggerimento per non sprecarlo. In poco tempo ci mette in contatto con il fratello, Alexandre Le Brun, che abita a 2 minuti di macchina dalla sede di Philippe Glavier. Usciamo e cerchiamo un posto dove mangiare. Essendo fuori tempo massimo per un pranzo adeguato, ripieghiamo su Épernay, facendo prima un salto sul punto panoramico di Cremant che domina i vigneti. Davvero incantevole. Mangiamo a Épernay, caldo afoso quando un venticello si interrompeva. Mangiamo una sorta di toast, ricoperto con una bechamel, una porcatona che mandiamo giù grazie all’acqua San Pellegrino. Aspettiamo l’ora dell’appuntamento facendo un giro per Avenue Champagne, sede delle grandi maison: Moët & Chandon (con ovviamente Dom Perignon), Pol Roger, Perrier Jouet, Boizel… Tutti edifici molto appariscenti, uno più bello dell’altro. Emano ricchezza, fascino e storia. C’è anche l’Ufficio Turistico, che vale il tempo di un passaggio, perché oltre a fornire valide informazioni all’interno c’è spesso un piccolo produttore che offre un assaggio gratuito dei propri vini (noi abbiamo incontrato Douard Christian e provato un calice del suo Tradition, molto buono).

Risaliamo in macchina e torniamo verso Cramant, 10 minuti d’orologio e siamo fuori casa sua che al tempo stesso è la sede della sua azienda, la cantina e un B&B. In questo periodo tutto un po’ sottosopra perché sta facendo dei lavori di ampliamento. Un vero e proprio cantiere, nel quale lo stesso Alexandre lavora. Ci accoglie proprio così, in abiti da muratore. Nonostante fosse impegnatissimo ci ha fatto fare il tour completo, anche delle vigne che sono proprio di fronte casa sua. Suggestiva la sua cantina, o cave, che risale all’800. Si accede da una scala di mattoni, dove campeggia una targa: Route du Paradis.  Solo 8 mila bottiglie prodotte all’anno, punta molto sulla qualità, sull’identità della tradizione e del terroir. Ambisce a fare il miglior champagne in assoluto, per il resto da quello che abbiamo capito (le conversazioni in inglese non sempre erano fluenti) destinerà gli spazi in costruzione alla raccolta di uve e alle vinificazioni  di altri produttori della zona. Offrirà dei servizi, insomma. Abbiamo assaggiato solo una delle sue bottiglie. Sull’etichetta risalta la scritta: Tradition. E infatti è uno champagne molto tradizionale, classico nel gusto e anche molto buono.

Colore dorato, perlage fine e preciso. Salutiamo Alexandre e il suo amico, un pompiere di Parigi, che ritornano subito al lavoro nel cantiere. Noi rimontiamo in macchina e andiamo alla ricerca del posto dove avremmo passato la notte: una barca.

Serenity Barge è un barcone comodo con tanto di Jacuzzi, gestita da una coppia anglo-neozelandese, molto carina che ha due gatti bellissimi: salt e pepper. Rispettivamente uno bianco e uno nero. L’unico neo è un cimitero militare che si vede poco distante, ma tutto sommato essendo monumentale non è troppo inquietante. Bere una bottiglia di La Grâce d’Alphaël – Brut Nature di Philippe Glavier nella vasca idromassaggio all’ora dell’aperitivo è stato davvero indimenticabile. Bollicine nella vasca, bollicine nei bicchieri! Purtroppo è stata indimenticabile anche un’altra cosa nella stessa serata: una cena sbagliata, in un ristorante pessimo con tanto di intossicazione alimentare. Il posto da evitare ha un nome: A la Fleur de Sel. Tipico caso in cui si viene fregati da TripAdvisor, addirittura questo locale era considerato uno dei posti top di Épernay. Foto bellissime, recensioni ottime: insomma una truffa in piena regola. Inutile raccontare la nottata passata al bagno della cabina…

Giorno Tre

Ma tutte le notti, anche quelle più nere, passano. E il mattino seguente stavamo già facendo colazione sulla Serenity Barge con lo champagne. Una bella domenica, sempre di sole. I programmi erano abbastanza vaghi, perché durante il settimo giorno della settimana è tutto chiuso. Dalle aziende, grandi e piccole, al 90% dei negozi e dei locali. Siamo andati a Reims a vedere la bellissima e maestosa cattedrale. Stupendi i gargoyle, le vetrate colorate, l’architettura 100% gotica, le statue dedicate a Giovanna d’Arco. Dentro anche la storia fotografica della Champagne e della Cattedrale durante gli anni più bui, quelli della Prima Guerra Mondiale. I bombardamenti e le razzie, che non risparmiarono neanche la cattedrale. Durante la guerra le caves delle grandi Maison di Champagne – come Krug o Pommery  – preservavano non solo le bottiglie ma anche le vite dei civili. Diventavano case, appartamenti, ma anche scuole, municipi, punti d’incontro dei cittadini, al riparo dalle bombe che cadevano ovunque e dagli assalti costanti dei soldati stranieri. All’ora di pranzo mangiamo in una piccola brasserie, poi shopping nei negozi che vendono bottiglie e bottiglie di champagne. L’imbarazzo della scelta ma soprattutto la contemplazione dei grandi formati. Jeroboam, Mathusalem, fino alla gigantesca Nabucodonosor, e di tutte le maison. Da perdere la testa. Per un appassionato era come essere una donna in un negozio di scarpe. Io non volevo più andare via. Il prezzo medio delle bottiglie basso, bassissimo rispetto agli standard italiani. E questo invogliava proprio a comprare. Purtroppo viaggiavamo Ryanair, solo bagaglio a mano. Ma alla fine una bottiglia l’ho comprata. Grain De Folie, di Jean – Francois Launay. Bellissima, con il vetro dipinto: una immagine di una donna che tiene in mano una coppa vicino alla finestra con dei grappoli d’uva ornamentali. Oltre a essere bella era pure molto buona, dal gusto fruttato ed esotico. Prezzo: meno di 20 euro…  Berla all’aperitivo in mezzo ai vigneti: senza prezzo. Prima di lasciare Reims facciamo un giro per le grandi maison, tutte chiuse. Passiamo davanti a Louis Roederer e Krug. Quest’ultima non ha neanche le insegne, ma solo la scritta Krug, minuscola, sul citofono. Tanto per far capire l’esclusività…  Ci dirigiamo quindi al nostro terzo alloggio: Les Ondines. Molto carino, immerso nel verde, gestito da una signora sempre sorridente. In un villaggetto dove si produce champagne non lontano da Épernay. E questa volta per la cena: La Banque, dove eravamo già stati, per non sbagliare. D’altronde con un nome così…

Giorno Quattro

Lunedì, ultimo giorno. Già veniva la malinconia a pensare di lasciare questi luoghi così belli. Ma la giornata sarebbe stata lunga e intensa. Dopo una colazione leggera a colpi di crepe e con un caffè lungo quanto la Marna ci dirigiamo verso Avize dove avevamo appuntamento con un giovane e bravo produttore: Etienne Calsac. Arriviamo mentre assieme a suo cugino sta imballando le scatole, pronte per essere spedite negli Usa. La struttura è moderna in una piccola zona commerciale, dall’aspetto industriale. Un capannone moderno. C’è l’area cantina, con le vasche d’acciaio e le barrique, gli uffici. Non un edificio grandissimo, anzi piuttosto piccolo. Etienne è un giovane trentenne, ed è incredibile che in così poco tempo sia riuscito a mettere su da solo l’azienda che porta il suo nome. Ci fa assaggiare il vino direttamente dalle vasche. E quello che esce sembra dell’ottimo Chablis. Poi passiamo alla degustazione, di cui parleremo in un altro articolo. Etienne si rivela essere un ragazzo molto simpatico a cui piace l’Italia e ci ha raccontato dei viaggi che spesso fa dalle nostre parti. Finita la visita andiamo ad Ay, e ci avviciniamo nei pressi di Philipponnat, dove avevamo un appuntamento per una visita. Mangiamo alla Rotisserie Henri IV, uno dei migliori locali dove siamo stati, nonostante il proprietario non sia molto simpatico. Il classico francese, che parla solo francese. Mangiamo in fretta, e ci accorgiamo di essere in netto anticipo sulla tabella di marcia. Così invece di fare un giro per Ay, dove tutto era chiuso, andiamo nel paese dove c’è l’abbazia e la tomba di Dom Perignon: Hautvillers. Un posto molto carino, meta di turisti e mecca di appassionati di champagne. La leggenda dice che fu lui a inventare lo champagne, o meglio: il metodo di spumantizzazione. Oppure il sughero come tappo. Oppure la gabbietta. Storie e leggende, avvolte da una spuma di misteri… Certamente Pierre Pérignon, monaco benedettino, è stato un fine enologo e oggi è il vero simbolo di una intera regione, di una tipologia di vini di fama mondiale, se non di quella più famosa al mondo. Quindi è valsa la pena il blitz veloce sulla lapide tombale, con tanto di pensiero/preghiera con religioso aplomb.

Torniamo ad Ay, attraversando i vigneti, e già pregustiamo la visita notando lungo le strade le lapidi bianche con scritto Philipponnat, che accompagno gran parte dei filari presenti. La struttura è grande e di lusso. Non c’erano dubbi che Philipponnat fosse una grande maison, e abbiamo la conferma appena parcheggiamo la nostra Panda nel parcheggio. Ci accoglie una ragazza italiana, Nicoletta de Nicolò, che ha studiato comunicazione a Roma e si è specializzata nel settore del vino in Francia. Finalmente si parla italiano, e si possono fare domande con più naturalezza. Soprattutto entriamo nelle caves storiche e antichissime di Philipponat. Luci arancioni e gallerie sotterranee  infinite, senza guida ci saremmo persi in un paio di minuti. Un parco giochi, gioia per gli occhi di un appassionato di vino che si perdevano su centinaia di migliaia di bottiglie di ogni annata, epoca, e taglia. Impressionante gli spessi muri di bottiglie in affinamento. Un luogo da libri di storia. Meraviglioso. Poi la degustazione, dal Royal Réserve Brut, l’entry level che chiunque avrà bevuto almeno una volta nella vita, al leggendario Clos De Goisses. E Clos De Goisses è stata proprio l’ultima tappa, dalla forte connotazione simbolica, del nostro viaggio in Champagne. Prima di riprendere la macchina, fare due ore di autostrada e salire sull’aereo per tornare a Roma. Au revoir Champagne, torneremo di sicuro.

 

Ristoranti provati

La Banque (Épernay), xxxx

A la fleur de sel (Épernay), x (evitare)

Le Progres (Épernay) xx

Des Lys Cafe’ (Reims) xxx

Rotisserie Henri IV (Ay) xxxx

Chambre d’hotes (dove abbiamo dormito):

Couleurs Champagne xx

Serenity Barge xxxx

Les Ondines xxx

Consigli vari ed eventuali

Prenotare sempre, i francesi mangiano molto presto (non accettano nuovi clienti dopo le 22) e soprattutto il fine settimana affollano i locali. Sono davvero pochi i locali dove si mangia bene a Èpernay senza spendere cifre enormi. E bisogna prenotare le visite nelle aziende, alcune sono libere, altre hanno una lista di attesa. Nei week end i villaggi o paesini sono pressoché disabitati, e i negozi quasi sempre chiusi. I benzinai non sono così facile da trovare, spesso sono nascosti, anche in autostrada sono abbastanza “infrattati” e accettano prevalentemente le carte di credito. Quindi fate benzina quando avvistate un benzinaio, non si sa mai che poi vi tocca spingere l’auto tra i vigneti.

P.s.

Vedere i luoghi di persona, attraversare le vigne, entrare nelle cantine (o caves), parlare con i produttori… Questo viaggio mi ha fatto apprezzare ancora di più lo champagne, che è davvero tra le cose più buone al mondo.  

Tra le cose che fanno valere la pena di vivere su questa terra. 

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Giornalista, Blogger e Copywriter. Appassionato di scrittura e innamorato del vino. Dal 2009 al servizio dei media e della comunicazione. Ha una gattina che si chiama Malvasia. Social: @inthecantine // Email: info@radiobottiglia.com

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