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Castello di Albola - Radio Bottiglia

Castello di Albola, un bel weekend fuori programma

in Wine Tour Di

Non tutte le belle esperienze devono per forza iniziare facilmente. Qualcuna può cominciare anche una piccola avventura, come mi è capitato in un weekend di qualche settimana fa mentre mi trovavo a Radda in Chianti. Dovevo pernottare al Castello Di Albola, che fino ad allora conoscevo solo per l’etichetta (bevendo qualche bottiglia) e di cui sbagliavo sempre la pronuncia.

Comunque la sera della mia piccola avventura era in corso lo splendido evento dei Vignaioli di Radda, che si era trasformato in una piccola festa alla Casa del Chianti Classico, tra vignaioli, ristoratori, enologi e giornalisti di settore. Tra questi c’ero anche io e dopo ottimi bicchieri di Chianti Classico, musica dal vivo, quattro (cinque, sei…venti..) chiacchiere con i colleghi mi ero completamente dimenticato del tempo che stava passando in fretta. E così quando le lancette degli orologi avevano decisamente superato la mezzanotte, ricordandomi che dovevo ancora fare il check in, sono salito a bordo del mio fedele Pandino, e sono andato alla ricerca del Castello di Albola, sperando che si ricordassero ancora di me e del mio arrivo.

Auricolare ben inserito, con una mano compongo i numeri di telefono alla disperata, mentre con l’altra giro il volante. “Allora è tutto vero”, penso vedendo un gruppo di cinghiali, una mamma e tre bei cuccioletti, che mi attraversano la strada. Immediatamente ripenso alle parole dei Vignaioli di Radda, che durante la serata ci avevano servito cinghiale apposta per “sensibilizzarci al problema”. (Squisito). Perché i primi nemici dei contadini sono proprio questi animali, che nella notte vanno a fare razzie nei vigneti. Loro e tutti gli ungulati – compresi i caprioli e daini, che saltando superano alte reti di ferro – sono ghiotti di germogli e di uve. Dopo aver fatto passare la famigliola insistendo a fare su e giù per le strade raddesi continuo a non trovare il Castello di Albola e vago in una notte buia e senza luna.

Chiamate a vuoto, telefonate inconcludenti, allora cerco l’indirizzo sullo smartphone. Con il telefono ormai agli ultimi sgoccioli di batteria, alla cieca clicco, schiaccio, tappo  sul primo indirizzo fornitomi da Google, che però non sarà quello giusto. Infatti mi porta in un bosco dove c’è un’altra struttura che effettivamente è anch’essa segnata come il Castello di Albola ma non c’entra niente con l’azienda vinicola. Anzi è pure una proprietà privata e residenza dell’aristocratico tedesco Rüdiger von Pachelbel. Prima di aver provato a bussare al caro Rüdiger, che però forse non mi ha mai nemmeno sentito, sono entrato sfacciatamente in un villino accanto dove era in corso un party di inglesi, che vedendomi arrivare con lo zaino sulle spalle, avranno pensato di avere di fronte a loro un marziano appena giunto dallo spazio. Però alla fine abbiamo fatto amicizia, loro stavano bevendo vino, che però ho gentilmente rifiutato, perché la mia ricerca doveva continuare.

E pensare che era tutto molto più semplice dei vari giri che stavo facendo. Ma l’assenza totale della luna e la tecnologia (poco “smart”) non mi stavano per niente aiutando, se ci fosse stato un filo di luce in più sicuramente avrei visto subito la grande struttura e i cancelli dell’azienda agricola, passandoci affianco, prima di addentrarmi nei boschi. Tornando indietro facendo attenzione a schivare qualche altra possibile bestia che poteva inavvertitamente attraversare il bosco, trovo finalmente la strada giusta e anche la mia ambita meta.

Tutto buio, nemmeno una luce accesa. “E ora che faccio? Citofono?”, penso. Superato l’attimo di esitazione provo a citofonare. Nessuna risposta, e dato che sembrava poco educato provare a svegliare tutti a colpi di clacson, prendo la macchina e con un po’ di rammarico punto in direzione di Roma… ma proprio quando tutte le speranze sembravano perdute, ecco che squilla il telefono. Era Alessandro Gallo, mitico enologo di Castello di Albola in persona che si era ricordato di me e ora, praticamente in vestaglia, mi apre i cancelli e mi dà le chiavi della stanza, con la promessa che ci saremmo poi conosciuti meglio il giorno dopo a colazione.

Dentro al castello si dorme una meraviglia. Mi ero ripromesso di ripartire presto il giorno dopo, alla fine si stava così bene che sono rimasto anche un giorno in più (se non avessi avuto altri impegni chissà quanto sarei rimasto…). Mi sveglio apro la finestra e dietro i cipressi intravedo una grande vigna. Immediatamente sale alle stelle la voglia di scendere e fare una passeggiata e scoprire lo splendido posto dove ho passato la notte. In mezzo ai vigneti, in mezzo al Sangiovese, al Merlot e ai Cabernet. Il sole alto nel cielo e rende ancora più belle le vigne intorno all’edificio (tecnicamente un cassero, risalente al XII secolo).

Castello di Albola Winebar

Quindi bevo un caffè al volo e faccio un giro per i vigneti, in attesa di conoscere, come si confà, Alessandro Gallo. Il primo giro per l’azienda lo faccio con un’altra giovane enologa che lavora ad Albola, Matilde Gentile, che mi accompagna nelle cantine per mostrarmi la bottaia e la barricaia, senza dimenticare gli ambienti dedicati al vinsanto, che qui viene prodotto con la Malvasia e il Trebbiano. Un vinsanto che si lascia bere volentieri.

 

Castello di Albola vanta proprietà per ben 900 ettari, quelli vitati sono però “solo” 120. Il resto è prevalentemente tutto bosco, un valore aggiunto perché serve a preservare la biodiversità. Poi ci sono anche un migliaio di ulivi.

I vini di Albola

Albola sta conducendo una politica di valorizzazione di bottiglie dedicate ai singoli cru: come il Solatio, 100% Sangiovese, oppure il Santa Caterina Gran Selezione, che è appena uscito dalla cantina (entrambi non provati.. sigh..). C’è anche un bianco, strepitoso, uno Chardonnay in purezza, frutto di un vigneto, Poggio alle Fate, che si trova a una altitudine di 600 metri. Un bianco di stampo piemontese, così come il suo enologo, Alessandro Gallo, che compare in un cortile interno sorridente mentre mi gusto quest’ultimo vino come aperitivo prima del pranzo.

Bottaia Albola Santa Caterina

Facciamo una lunga chiacchierata sul mondo enologico, nel wine bar di Albola. “Choose the table and enjoy your wine”, si legge su una lavagna. Intorno a noi un via vai continuo di turisti e avventori. A un certo punto arriva pure un folcloristico gruppo di centauri con delle motociclette risalenti alla Seconda Guerra Mondiale. Si sta davvero bene ad Albola, devo ammetterlo. Il tavolino si riempie di diverse bottiglie e un trionfo di affettati, Alessandro Gallo mi racconta di quando era arrivato per la prima volta a Radda. Il primo contratto scritto su un tovagliolo, in uno stile ormai che appartiene a un’altra epoca. Dal Monferrato al Chianti Classico, una vita nel vino. La nostra chiacchierata ha compreso non solo l’evoluzione del vino di Radda ma anche di quello piemontese. È un tipo tosto, l’enologo e direttore di Albola, ma allo stesso tempo molto simpatico. “Quante bottiglie producete all’anno?”, gli faccio la domanda classica. E lui, tra il serio e il faceto: “Mai chiedere a un enologo quante bottiglie escono all’anno!”.

Castello di Albola moto

Si finisce a parlare di altri mondi, del gusto italiano e di quello americano. Un buon compromesso potrebbe essere proprio un vino che viene prodotto qui, l’Acciaiolo, che rende omaggio ai membri della nobile famiglia fiorentina, gli Acciaioli, tra i primi proprietari del Castello di Albola (nel 1200 c.a.). Si tratta di un super tuscan in piena regola: 80% Cabernet Sauvignon, 20% Sangiovese, di grande forza e altrettanta eleganza. A me piace anche il “semplice” Chianti Classico (100% Sangiovese) che si produce in questa azienda, certamente più “tranquillo”, più delicato e fine. Immancabile la Riserva (sempre Sangiovese in purezza), di un gradino superiore. C’è anche il Chianti Classico Gran selezione, peccato non sia riuscito ad assaggiarlo, sarà per la prossima volta… Durante la mia permanenza ad Albola il mio fisico doveva affrontare il lungo week end all’insegna dell’evento Radda nel Bicchiere, con tutti i produttori della zona (tranne due!) che hanno aperto bottiglie all’infinito per le stradine del centro storico raddese. Un week decisamente impegnativo, quasi da rehab… Tre giorni con il bicchiere sempre in mano, dalla prima colazione fino a tarda serata.

Il giorno dopo, prima di andare via faccio un salto al wineshop del Castello di Albola, che propone cose molto interessanti. Come le vecchissime annate in vendita, si arriva fino ai primi del ‘900, ma anche i grandi formati di Acciaiolo. Una bella sei litri me la sarei volentieri caricata in macchina, sistemata al posto del passeggero, con la cintura di sicurezza ben inserita. Così, per farmi compagnia durante il viaggio di ritorno, fino a Roma, e non farmi venire l’immediata nostalgia di un bel week end passato nel Castello di Albola, a Radda in Chianti.

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Giornalista, Blogger e Copywriter. Appassionato di scrittura e innamorato del vino. Dal 2009 al servizio dei media e della comunicazione. Ha una gattina che si chiama Malvasia. Social: @inthecantine // Email: info@radiobottiglia.com

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