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Bottiglie Aperte 2018, assaggi e appunti

in Wine Notes Di

Tanta roba. Questo viene in mente rileggendo la lista delle aziende presenti all’evento di Bottiglie Aperte, annata 2018, settima edizione. Due numeri, per rendere chiara l’idea: 900 etichette circa, per 230 aziende. Un evento massiccio, per altro in una ambiente splendido e curato, il Super Studio Più di Milano.

Due giorni (domenica 7 e lunedì 8, ottobre). Come si fa ad assaggiare tutti questi vini in così poco tempo? Un’impresa che neanche i migliori assaggiatori del mondo potrebbero mai compiere. Nel mio piccolo, quindi, sono partito dalle aziende che già conoscevo e di cui già conoscevo il valore. Poi però sono passato ai produttori di cui non sapevo neanche l’esistenza. Qui di seguito, quindi, il mio piccolo e umile report degli assaggi che mi sono piaciuti e delle aziende che metto nella lista dei preferiti.

Azienda Agricola Cecchetto

Si parte da un vino che penso può essere il simbolo dell’azienda veneta: Il Raboso del Piave. Raboso in purezza, dunque. Vitigno difficile, tosto, da maneggiare con cura e di conseguenza da vinificare con attenzione. Una bottiglia che può anche essere l’alter ego dell’Amarone. Senza perdersi in dettagli tecnici, in buona sostanza si può dire che in entrambi i casi troviamo grande forza, carattere e grande eleganza. L’eleganza nel vino è una caratteristica che è sempre piacevole ritrovare e sempre della stessa azienda consiglio (ci metto la faccina) anche il Sante Rosso. Un Merlot intenso, da abbinare facilmente a una tagliata di manzo, leggermente al sangue. Per la serie bianchi di grandi equilibri, Cecchetto produce un Incrocio Manzoni da favola. Pranzi a base di salmone? Ci sta tutto. C’è anche una new entry, per chi ama scoprire nuove sorprendenti bollicine: Rosa Bruna, Metodo Classico di Raboso. Un’esperienza assolutamente da provare.

Villa Corniole

Ho un diario in cui mi segno le aziende sulle quali posso fare sempre affidamento. E sotto la lettera “V” c’è Villa Corniole, che produce sempre vini impeccabili. Coerenti dal primo all’ultimo bicchiere. In altre occasione ho speso parole buone sull’azienda e spesso, in maniere del tutto disinteressata, la consiglio agli amici che amano i vini trentini. Villa Corniole sorge in una zona assolutamente vocata al vino: la Val di Cembra. Un teatro della vite, fatto di tantissimi terrazzamenti. Una bellissima cartolina, un’immagine che se l’avete vista con i vostri occhi conserverete per sempre. Mi piacciono molto le novità, in questo caso ho il piacere di parlare di una new entry: Kròz Bianco. Un assemblaggio delle uve più caratteristiche del trentine: Chardonnay 80% – Müller Thurgau 20%. Un vino ben costruito, con una bella struttura. La cosa che mi piace di più è la vena minerale che ha. Lunga, che rimane sulla lingua. Una gran bella bottiglia. Altra new entry è Salisa, nuova bollicina di Villa Corniole. Ancora una volta una conferma dell’ottimo lavoro che svolge questa azienda, in vigna come in cantina, anche per le bollicine.

Girlan

Chi ha a cuore l’Alto Adige ha anche a cuore questa cantina, Girlan. Con le sue iconiche etichette porta quei luoghi incantevoli di montagna e uno stile (anche estetico) unico in giro per le enoteche e le tavole di tutt’Italia e del mondo. La qualità di questa cantina è sempre stata continuativa, ineccepibile. Ma bando alle ciance, il vino che mi ha conquistato in questa edizione di Bottiglie Aperte è stato un GewurztraminerFlora 2016. Proprio così. Quel vitigno che andava tanto di moda anni fa, che poi è finito esclusivamente nei calici delle donne… Parlando di questo Gewurzt la cosa che mi ha incantato è stato il corpo. Bello tondo non troppo largo, affusolato, ben levigato… Sono troppo metaforico? Bé, ragazzi, scende giù che è una meraviglia, ammaliando anche i palati più ruvidi. Il resto è tutta filosofia.

Castello Romitorio

Nel retro di una delle migliori enoteche di Roma, gestita da un mitico personaggio (se volete i nomi scrivetemi in privato), c’è un poster leggermente impolverato che riporta alcune etichette che sono delle vere e proprie opere d’arte. Quelle di Castello Romitorio. Su questa azienda ci sarebbe molto da raccontare, oppure sarebbe servito un piano sequenza alla Sorrentino, nello stile Young Pope per far parlare direttamente i vini: Rosso di Montalcino, Brunello di Montalcino Docg, Filo di Seta Brunello di Montalcino Docg. Assaggio last minute, per chiudere l’evento in bellezza. Ambivo a bere questi Brunello di Montalcino e non mi aspettavo di farlo a Milano. Eppure occasione fu concessa e non me le sono lasciata scappare. Che dire? Un connubio perfetto di austerità e morbidezza. Ancora ripenso ai finali clamorosi che lasciano questi vini. Dei più puliti, dei più puntuali. Di grande classe. Qualcosa che si avvicina di molto all’ideale di perfezione.

Eros Zanon

Si cambia totalmente genere, e si torna a qualcosa di più leggero, di più “pop“. Parliamo di bollicine e in questo caso di Prosecco. Non un prosecco normale, di quelli che fanno esplodere i contenitori di acciaio, ma di quelli più artigianali in questo caso “COL FONDO“. Stavo per tornare a casa quando un mio amico (@andrewines) mi ha consigliato di provarli. Nonostante “il fondo”, la beva è assolutamente pulita e la bollicina molto morbida. Mi hanno detto che il produttore, Eros Zanon, si da un gran daffare perché i suoi terreni sono alquanto eroici. Quello che posso dire io è che la fatica vale il risultato. Una bellissima beva, felice e spensierata. Tra l’altro, oltre a scoprire una nuova azienda ho scoperto anche un nuovo vitigno: il Boschera. Il mio dizionario del Vino dice: vitigno a bacca bianca coltivato prevalentemente in provincia di Treviso, zona di cui probabilmente è originario. Le sue uve, particolarmente adatte all’appassimento, entrano nella composizione del vino Torchiato di Fregona della Doc Colli di Conegliano”. Fine non una riga di più, soprattutto non dice niente sul fatto che il Boschera può trasformarsi in una interessantissima bollicina.

Moser

Rimaniamo sul tema bollicine, questa volta però su quelle più rinomate. Trentodoc, meravigliosa parola che evoca subito meravigliosi spumanti. Ho avuto la fortuna di partecipare alla master class condotta da Luciano Ferraro, firma autorevole del Corriere della Sera e tra i protagonisti della Milano Wine Week, assieme a uno dei figli (Carlo) del grande ciclista Moser. L’azienda sorge nella Val di Cembra, i vigneti, dislocati in tre zone diverse, si trovano a un’altitudine che varia dai 300 ai 600 metri sopra il livello del mare.140mila bottiglie all’anno.Tre le bollicine versate nel calice: 1) 51,151, 2)Rosé, 3) Dosaggio Zero.

La prima celebra il Record dell’Ora di Francesco Moser a Città del Messico, nel 1984, si tratta di un Trentodoc 100% Chardonnay da terreno calcareo. Grandi doti di freschezza e sapidità: al naso sentori di  mela e fiori bianchi, la beva rimane coerente. Il secondo è un Pinot Nero in purezza, dosaggio basso (3 g/l), con una leggerissima percezione tannica. Il terzo ha un perlage soffice, piacevolissimo al palato. Sentori di frutta matura con un finale minerale. Sorprende per la sua cremosità.

Non solo bollicine. Da Moser vinificano anche i vini fermi, altrettanto interessanti. Ad esempio il Muller Turgau, che è la varietà simbolo della Val di Cembra. Annata 2017, note assolutamente di mela golden, al naso come al palato. Oppure il Moscato Giallo, vitigno tosto che da Moser viene ammaestrato con grande cura. Davvero molto raffinato senza perdere intensità: domina la pera, in una bella struttura giocata sulle mineralità.

Wine Tip

Goliardia pura tra i banchetti di Wine Tip. C’era parecchio da divertirsi, tra diverse chicche selezionate provenienti dall’Italia e dalla Francia. Ma soprattutto c’erano le vecchie annate, rarità vere e proprie. Wine Tip ha dimostrato a tutti il suo stile, tra una battuta e una bottiglia. In entrambi i casi c’era della “memorabilità”. Bruno Rocca – Rabajà 1990, Conti Costanti – Brunello di Montalcino 2013, Domaine Bernard Prudhon Saint-Aubin 1er Cru 2014. Così, per dire. Bonus Track: Altaripa – Maremma Toscana Doc 2015. Un promettente Sangiovese di Manciano che cresce bene nella bassa Maremma e viene vinificato con lieviti indigeni.

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Giornalista, Blogger e Copywriter. Appassionato di scrittura e innamorato del vino. Dal 2009 al servizio dei media e della comunicazione. Ha una gattina che si chiama Malvasia. Social: @inthecantine // Email: info@radiobottiglia.com

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