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Azienda Agricola Le Rose - RadioBottiglia

Le Rose, i vini bio e il riscatto di Genzano

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La vita nella vigna certamente non finisce con la vendemmia. Continua, anche in autunno inoltrato, i colori verdi lasciano spazio ai gialli fino alle sfumature di marroni. Il ciclo della natura non smette di stupire per la sua bellezza. Ed è fantastico lasciare la città e dirigersi in campagna, come fosse una necessità fisiologica. A pochi passi da Roma c’è un posto meraviglioso, un’oasi, non mi verrebbe in mente parola più adatta: l’Azienda Agricola Le Rose.

Con le spalle coperte dai monti vulcanici e la vista sul mare, l’affaccio sul Circeo e le Isole Pontine, l’azienda è davvero una bella scoperta. Una microzona eccellente per la coltivazione della vigna, predisposta per un’agricoltura biologia. I terreni scoscesi che scendono dolcemente a valle e l’aria proveniente dal mare, sono gli elementi che consentono pochi interventi dell’uomo. Si utilizza quindi pochissimo rame, e ancora meno solfiti per avere un vino buono, ma soprattutto genuino. Ecco questo è un altro termine abusato da altre parti, ma qui scelto non a caso.

Questa azienda potrebbe capitanare il vino nel Lazio, anche solo per valori. Partiamo dalle basi: agricoltura biologica certificata, produzione di energia rinnovabile con i pannelli solari, la scelta dei vetri leggeri. Ma c’è molto di più. Ci sono altre scelte importanti che pochi altri fanno, e in particolar modo – mi duole dirlo- nel Lazio.

Prevale infatti il rispetto per il vino. Questo vuol dire non metterlo in commercio in base alle logiche del mercato, ma farlo con i suoi tempi. Magari ritardando un po’ l’uscita, al contrario di come fanno altre aziende. Magari non portandolo in fretta e furia a fiere o altri blasonati eventi enoici. “Qui il vino esce solo quando è pronto“, mi dice Diego, il direttore commerciale, che ha fatto da Cicerone durante la visita in uno splendido sabato di sole novembrino.

80mila bottiglie l’anno, questa è la produzione attuale e così rimarrà, puntando sempre sulla qualità. Lavorare in biologico non basta, si curano molto i dettagli. Un fattore che si tiene molto sotto controllo è la temperatura. La posizione è ottima per gli sbalzi termici, siamo a circa 700 metri sopra il livello del mare, questo dà aromaticità al vino. Ma durante la vendemmia le temperature di giorno salgono tantissimo. Il grande caldo può essere un nemico terribile. Per combatterlo è stato trovato un metodo geniale: l’utilizzo del ghiaccio secco, inserito sul fondo delle cassette, questo evita subito fermentazioni spontanee. La raccolta viene fatta esclusivamente a mano, con piccole cassette e la pressatura è soffice. Anche in cantina il caldo viene rigorosamente tenuto a bada. Nelle antiche vasche di cemento restaurate e modificate sono state inserite delle serpentine refrigeranti.

I vini prodotti sono molto interessanti, alcuni davvero unici e puntano tutti su vitigni autoctoni. La Malvasia Laziale o Putinata, in purezza, che è diventata una vera rarità. Qui viene prodotta e imbottiglia. Il risultato è “Arthemisia”, un vino leggero, fresco, gentile ed elegante. Un vino davvero unico è invece il “Tre Armi” che ha un uvaggio introvabile da nessuna altra parte: 70% Malvasia Puntinata, e 30% Verdicchio. Un vino completo per aromaticità, struttura e forza. Grazie al Verdicchio che con la Malvasia trova un’unione davvero piacevole. Sembra insolito il Verdicchio nel Lazio, eppure veniva coltivato parecchio, prima che i contadini lo soppiantassero con il Trebbiano, che ha sicuramente rese più alte ed economicamente più vantaggiose. Altro vitigno insolito per la regione potrebbe apparire il Fiano, abituati a immaginarlo esclusivamente in Campania e in particolare modo ad Avellino. Ma è stato scoperto che gli antichi romani piantarono il Fiano in tutto il territorio tra il Lazio e la Campania secoli fa. Il “Colle dei Marmi” è un Fiano che ha un’anima sua, è diverso dai campani e avellinesi, ma non ha niente di meno. Si tratta, tra l’altro del vino di punta dell’Azienda Le Rose. Un vino superiore, che può invecchiare. Eccezionale una magnum del 2013, con degli incredibili – forti – sentori di frutta matura, gialla, di vaniglia, miele d’acacia e paglia. E poi c’è un altro bianco, perfetto per le fritture di pesce, “la Faiola”: 50% Fiano e 50% Verdicchio.

Le Rose è soprattutto famosa per i bianchi e c’è un motivo.  Perché per i rossi c’è voluta molta più pazienza e diverse sperimentazioni. Una ricerca che è durata anni ma alla fine i frutti della fatica sono arrivati. Sono nati così “La Faiola Rosso”, un Cesanese in purezza, da bere in tutte le occasioni. Il “Tre Armi Rosso”, che ha più struttura con un uvaggio particolare composto da Cabernet e Cesanese. Oltre ad essere singolare risulta davvero piacevole.

Tutti i vini, che portano la firma dell’enologo Luca D’Attoma, hanno delle bellissime etichette, realizzate dalla moglie del proprietario dell’azienda (Aldo Piccarreta), la signora Marcella Tomenzi. Tutti i nomi sono stati presi dalle strade e dalle zone dove sorge l’azienda. Tranne uno: “Ultimo”. Si tratta di un passito, composto da uve di Malvasia Puntinata, Gros Manseng Petit Manseng, che, lasciate appassire in pianta, vengono raccolte con l’ultima – appunto – vendemmia dell’anno. Un passito che si lascia bere senza troppe complicazioni, perfetto per qualsiasi fine pasto, o per il bicchierino della staffa.

I vini sono stati assaggiati durante una degustazione molto simpatica e informale. Sono stati accompagnati da prodotti locali: una delle migliori porchette che abbia mai mangiato, le coppiette, le focacce e un tagliere di salumi. Per visitare l’azienda basta chiamare e parlare direttamente con Diego.

L’Azienda Agricola Le Rose rappresenta la rivincita dei territori di Genzano, finora meno blasonati rispetto ad altre zone laziali, e  ha tutte le carte in regola per entrare nel pantheon enologico italiano.

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Giornalista, Blogger e Copywriter. Appassionato di scrittura e innamorato del vino. Dal 2009 al servizio dei media e della comunicazione. Ha una gattina che si chiama Malvasia. Social: @inthecantine // Email: info@radiobottiglia.com

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